DE PLANAE ALBANENSIUM VIRIS ILLUSTRIBUS

La Provincia regionale di Palermo ha pubblicato sei supplementi alla sua rivista* dedicati a i personaggi "illustri" degli 82 comuni del suo territorio. Nell'ultimo, il VI, figurano anche i personaggi di Piana degli Albanesi. L'iniziativa editoriale, molto interessante, ha riscosso un ampio consenso di lettori, raro per una rivista edita da un Ente pubblico. Sicuramente Piana dall'iniziativa, cui ha collaborato la biblioteca comunale, ha avuto un ampio riconoscimento con ben 14 pagine dedicate ai suoi personaggi.
Alla pubblicazione del fascicolo è seguita una polemica a mezzo stampa circa l'opportunità di alcune presenze e l'inopportunità, soprattutto, di alcune assenze.
In un lavoro siffatto, come ognuno può capire, occorreva fissare un metodo rispettando il quale sarebbero poi state effettuate le inclusioni e le inevitabili esclusioni per le quali non sussisteva alcun giudizio di valore ma solo la necessità di delimitare un ambito di ricerca. Diversamente, sarebbe necessario pubblicare un vero e proprio dizionario biografico.
È legittimo poi ovviamente, essere più o meno d'accordo con le inclusioni e in disaccordo con le esclusioni.
Per quanto ci riguarda, sia per le inclusioni che per le esclusioni, ci assumiamo la piena responsabilità delle schede biografiche redatte dalla biblioteca e non di quelle curate dalla redazione della rivista.
Non possiamo, però, non cogliere questa occasione per dissentire fermamente con un altro rilievo** fatto all'Amministrazione comunale, ovvero l'intitolazione della biblioteca comunale al poeta Giuseppe Schirò il cui valore non si può certamente misurare con la qualità della sua azione politica bensì con quella della sua azione culturale che ne legittima pienamente la scelta.
Il metro della politica, in questo ambito, è del tutto insufficiente e fuorviante.
Un' ultima riflessione.
L 'esercizio della ricerca storica a Piana degli Albanesi è diventato ad alto
rischio di scomunica da parte di una moderna "inquisizione" da nessuno e da niente abilitata a svolgere questo ruolo.
Abbiamo deciso, comunque, di correre il "rischio" e pertanto, dato il successo editoriale conseguito, ripubblichiamo l'inserto ormai introvabile.
Questa volta i personaggi sono stati individuati secondo il criterio che noi abbiamo ritenuto opportuno e che, purtroppo, registrando nuove inclusioni e qualche esclusione, non coincide appieno né con quello della rivista della Provincia né con quello degli inquisitori.


LUCA MATRANGA, papas (1567-1619). Alunno del Collegio di San Atanasio in Roma e sacerdote di rito greco, creò in Piana la prima vera e propria scuola. È noto soprattutto per la riduzione in lingua albanese della Dottrina Cristiana del gesuita spagnolo P. Ledesma, dedicata all'arcivescovo diocesano di Monreale, mons. Ludovico Torres II, ed edita nel 1592, con i necessari adattamenti, alle esigenze del rito locale. Matranga utilizzò per il suo testo la parlata di Piana emendandola di qualche peculiarità fonetica allo scopo di farsi intendere anche dagli albanesi delle altre colonie. La Dottrina Cristiana (E mbësuame e krështerë), è in assoluto una delle prime espressioni documentate di lingua albanese scritta in tutta la letteratura panalbanese.

GIACOMO MATRANGA. Notaio in Piana dal 1614 al 1657 fu un illustre e benemerito concittadino. Nel 1626, sopra quello esistente, fece ricostruire il locale ospedale e, giunto all'età di 80 anni, lo dotò di circa la metà dei suoi cospicui beni.

LORENZO PETTA (? - 1642). Chierico di rito greco e affittuario di vari feudi, fu uno dei cittadini più ricchi e munifici. Desiderando di essere seppellito nella cattedrale di San Demetrio ne finanziò, per volontà testamentaria (1642), gli affreschi che da lì a poco tempo (1644) sarebbero stati eseguiti dal noto pittore monrealese Pietro Novelli. Nel testamento erano previste inoltre altre, risorse che dovevano essere impiegate per la costruzione della nuova chiesa di S. Maria dell'Odigitria. La vedova Paolina si adoperò e riuscì a dare puntuale esecuzione alle sue volontà.

GIORGIO GUZZETTA, padre (1682-1756). Padre Giorgio Guzzetta, dopo aver studiato presso i gesuiti di Trapani, entrò nel Seminario arcivescovile di Monreale. Conseguito il Dottorato in Sacra Teologia, fu assunto come traduttore di greco classico alla Corte del cardinale arcivescovo Francesco Del Giudice che lo promosse prosegretario. Lasciata la Diocesi di Monreale decise di entrare nella Congregazione dei preti dell'Oratorio di San Filippo Neri in Palermo (1706). Ordinato sacerdote nel 1707 ebbe sotto la sua guida spirituale principi, vescovi, cavalieri. Nel 1716 fondò in Piana dei Greci la Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri per i sacerdoti celibi di rito greco e nel 1734, in Palermo, il Seminario Italo-Albanese per la gioventù di rito greco delle colonie albanesi di Sicilia. Con il padre Antonio Brancato promosse, inoltre, la fondazione del Collegio di Maria di Piana (1733). Si adoperò per l'istituzione del Vescovado greco di Sicilia, che sarebbe stata ordinata dopo la sua morte con Bolla di Pio VI del 6 febbraio 1784 e approvata con regio decreto del 10 gennaio 1785 e, antesignano del Concilio Vaticano II, lavorò per il ritorno dell'Oriente Cristiano all'unità della Chiesa. Profondo conoscitore della cultura classica, scrisse, fra l'altro, una Cronica della Macedonia fino ai tempi di Skanderbeg, l'Etimologico e l'ancora inedito De Albanensibus Italiae rite excolendis, ut siti totique Ecclesiae prosint, che contiene uno dei primi contributi alla descrizione e allo studio della lingua albanese. Si spense in fama di santità il 21 novembre 1756 nel convento dei padri carmelitani di Partinico e fu sepolto nella chiesa di San Ignazio all'Olivella in Palermo. Le spoglie di padre Giorgio Guzzetta, del quale è in corso la causa di beatificazione, dal 1954 riposano nella cattedrale di San Demetrio.

ANTONIO BRANCATO, papas (1688-1760). Sacerdote di rito greco e notevole poeta in lingua albanese, coadiuvò padre G. Guzzetta nella istituzione dell'Oratorio dei Padri Filippini (1716). Nel 1733 fondò il Collegio di Maria per l'educazione della gioventù femminile che, retto dalle suore collegine secondo i regolamenti del Corradini, continua ancora oggi la sua attività.

GIORGIO STASSI, vescovo (1712-1801). Dopo la fondazione del Seminario greco albanese di Palermo, ad opera del padre G. Guzzetta (1734), le colonie albanesi di Sicilia domandarono al governo un vescovo greco per le sacre ordinazioni, poiché in quel tempo i chierici greci erano costretti a recarsi a Roma o altrove, in cerca di un vescovo che conferisse loro l'ordinazione. Nonostante l'opposizione dei vescovi latini, il papa Pio VI, con bolla del 6.2.1784, istituì finalmente il vescovato greco di Sicilia e il primo vescovo fu il sacerdote Giorgio Stassi di Piana dei Greci, frate dell'oratorio di S. Filippo Neri e alunno prediletto del padre Giorgio Guzzetta

CARLO DOLCE - LUC GLIQINI - (1765-1850). Carlo Dolce fu un gustoso e ironico poeta popolare che improvvisava componimenti in lingua albanese. Solo successivamente alla sua morte e in maniera parziale gli studiosi sono riusciti a raccoglierne i versi avvalendosi delle testimonianze orali o della tradizione manoscritta. L'opera del Dolce è interessante dal punto di vista letterario e, soprattutto, dal punto di vista linguistico in quanto documenta alcune particolarità della parlata di Piana rilevanti per uno studio diacronico della stessa.

GASPARE MANZONE, conte (1778-1828). Oltre che come giureconsulto fu apprezzato anche come letterato, poeta ed oratore. Sposò la figlia di Tommaso Natale e ne seguì le idee progressiste. Fece parte del parlamento siciliano del 1812.


COSTANTINO COSTANTINI (1782.1837).
Poeta e giurista, percorse una brillante carriera nella magistratura nella quale ricoprì cariche di grande prestigio, tra le quali quella di presidente del Tribunale civile di Palermo. La sua produzione poetica e giuridica è condensata nelle seguenti opere: Il colombaio (1814); Rime e prose (1833); Commentario sui decreti e gli atti ministeriali di ragion civile ad uso del foro con osservazioni (1830-32, voll. 5); 11 vespro siciliano, tre canti di un poema epico pubblicato nei volumi 44,45,49 del "Giornale di scienze lettere ed arti per la Sicilia".

NICOLÒ CAMARDA, papas (1807-1884). Sacerdote e glottologo insegnò lingua e letteratura greca nell'Università di Palermo e fu studioso e traduttore apprezzato. Tra le sue opere si ricordano: Cenno necrologico di Costantino Maria Costantini (1938); Elogio storico del Padre Giorgio Gazzetta (ne "L'Oreteo" di Palermo); Sulle odi di Sofronio (1846); Omelie e orazioni di S. Giovanni Damasceno (1847); Biografia di Pietro Matranga della Piana de' Greci, scrittore greco nella Biblioteca vaticana (1858); Studio critico sull'epigramma taorminese(1862); Lettera ad Amedeo Peyron(1862); Un addio all'epigramma taorminese (1863); Teocrito: idilli ed epigrammi (1869); Le storie di Tucidide (1869-70, voll.2); Osservazioni filologiche sopra Tucidide, Senofonte e Pindaro (Palermo, 1873); Epigrafi ed opuscoli ellenici inediti (Palermo, 1873).

PIETRO MATRANGA, papas (1807-1855). Sacerdote di rito greco, scrittore, paleografo, studiò nel seminario greco-albanese di Palermo. Ordinato sacerdote, si recò a Roma, dove fu apprezzato dal cardinale Angelo Mai (lo stesso al quale Leopardi dedicò l'omonima canzone) che ne riconobbe le qualità di scrittore e di traduttore di latino e di greco, l'assunse come segretario personale e lo fece nominare scrittore greco della biblioteca vaticana. Coadiuvò il Mai, erudito gesuita, in un'intensa attività di ricerca di manoscritti classici, che culminarono nel ritrovamento del palinsesto del De re pubblica di Cicerone e degli Inni del patriarca Sofronio, che pubblicò per primo nel testo e nella traduzione latina. Scrisse odi in perfetta lingua greca e interpretò numerose iscrizioni in lingua greca, di cui diede comunicazione all'istituto archeologico di Roma. Tra le sue opere ricordiamo: Sopra una tegola siracusana inscritta (1845); Di una moneta fusa agrigentina (1847); Illustrazione di alcune lapidi antiche (1849); Anecdota greca e mss. bibliothecis Vaticana, Angelica, Barberiniana, Vallicelliana, Medicea, Vindoboniana, deprompta, voli. 2 (1850); Discorso sopra due sonetti inediti dei Petrarca e di Tommaso Calofra da Messina.

FRANCESCO SALUTO (1809-1892). Presidente della Corte di Cassazione di Palermo e autore dei Commenti sul Codice di Procedura Penale (1872-1874) fu fondatore in Palermo del convitto a lui intitolato e destinato agli studenti di Piana e Santa Cristina Gela.

TOMMASO MANZONE, conte (1819-1893). Appartenente a nobile e facoltosa famiglia, nipote del conte Federico, amico personale del re Ferdinando e figlio di Gaspare, Tommaso, cospiratore e patriota, dovette ben presto emigrare a Torino e poi a Genova. Dopo la rivoluzione del 1860, poté tornare in Sicilia e fu eletto Senatore del Regno. Senza prole, lasciò grandissima parte dei suoi averi a beneficio dell'Opera Pia Asili Rurali ed Urbani di Palermo e volle che il suo palazzo di Piana fosse adibito ad asilo per i figli dei suoi concittadini poveri. Cosa che avvenne 15 anni dopo la morte. Attualmente il palazzo Manzone, recentemente restaurato, è entrato a far parte del patrimonio del Comune di Piana degli Albanesi.

VINCENZO SCHIRÒ, papas (1820-1875). Sacerdote, grecista, studiò nel Seminario greco-albanese di Palermo. Ordinato sacerdote, fu nominato parroco della chiesa greca di Messina. Poeta sensibile e raffinato, soprattutto in lingua greca, si distinse anche in apprezzate traduzioni dal latino e dal greco. Tra le sue opere si ricordano: Versi greci con la versione di Riccardo Mitchel (1868); Versione dal greco dell'ode prima di San Sofronio sopra l'annunciazione di Maria (1870).

DEMETRIO CAMARDA, papas (1821- 1882). Universalmente riconosciuto come il più importante studioso della lingua albanese dell'Ottocento, si formò presso il Seminario greco-albanese di Palermo, dove insegnò per qualche anno. Costretto ad abbandonare Piana e la Sicilia a causa dei forti sospetti che la polizia borbonica nutriva sui suoi sentimenti di patriota e di cospiratore, si trasferì a Livorno con l'incarico di amministrare la locale chiesa di rito greco-bizantino. Collaborò con illustri linguisti come Ascoli, Comparetti, e molti altri studiosi europei. Gli studi toscani portarono alla pubblicazione della monumentale opera dal titolo Saggio di grammatologia sulla lingua albanese (1864), nella quale affrontò in modo assolutamente innovativo le questioni più impellenti relative allo studio diacronico dell'albanese. A distanza di due anni completò la sua imponente fatica scientifica, pubblicando il volume Appendice al saggio di grammatologia comparata, nel quale raccolse sempre a fini esclusivamente scientifici cospicuo materiale folclorico e letterario di tutte le aree geografiche albanofone, d'Italia, di Grecia e, naturalmente, d'Albania. Nella Premessa all'Appendice Camarda delineò alcune ipotesi sulla formazione del patrimonio poetico popolare albanese che rimangono sostanzialmente attuali e valide tanto da riscuotere il consenso degli studiosi contemporanei. Fra le sue altre attività culturali, non minori sono il suo impegno politico-letterario che lo portò a stringere rapporti di fraterna amicizia coi principali esponenti del movimento risorgimentale della Rilindja albanese, italiani e stranieri, con i quali collaborò attivamente affinché anche l'Albania raggiungesse la sospirata libertà ed indipendenza nazionale. Degni di menzione sono sia il suo saggio l'Alfabeto generale epirotico (1869), nel quale lanciava l'idea di un alfabeto comune e il volume A Dora d'Istria. Gli Albanesi (1870), una raccolta di poesie di vari autori arbëreshë e shqiptarë dedicata alla celebre patriota albanese Elena Gjika. Di notevole interesse per lo studio della storia della grammatologia albanese, rimane il manoscritto ancora inedito della Grammatica della lingua albanese.
FILIPPO MATRANGA, papas (1822-1873). Sacerdote di rito greco, traduttore e archeologo intraprese gli studi presso il Collegio greco di 5. Atanasio a Roma, accompagnato dal fratello maggiore Pietro. Quando, nel 1841, il Collegio venne chiuso, egli proseguì gli studi presso il Collegio della Propaganda Fide. Ordinato sacerdote nel 1848, tornò in Sicilia, nella sua città natale, ed entrò nell'oratorio greco di 5. Filippo Neri. Nel 1854, l'arcivescovo di Palermo G. B. Naselli lo chiamò a Palermo come "maestro di spirito" nel locale seminario greco. Successivamente venne elevato parroco nella chiesa parrocchiale greca di Messina. Tradusse dal greco in italiano il Trattato di ortografia greca di Teodoro Garza (1862) e Varie omelie di S. Giovanni Crisostomo ed una di 5. Basilio (1867-1871); il Peri pneumaton (1875), silloge delle grammatiche greche di Costantino Lascaris e Teodoro Garza. Studioso appassionato di archeologia sacra, scrisse, nel 1873, una dotta lettera al professore Francesco Saverio Cavallari, in quel momento direttore delle Antichità di Sicilia, su un sarcofago rinvenuto nelle catacombe di Siracusa, nel giugno 1872, che venne letta e apprezzata nella seduta dell'Accademia palermitana nel settembre 1873. Tra le numerose pubblicazioni sulle ricerche e ritrovamenti da lui stesso effettuati, ricordiamo: Monografia sulla grande iscrizione greca testé scoperta nella chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio, detta la Martorana (1873); Le pergamene greche più antiche finora conosciute in Sicilia, monografia pubblicata nel vol. V degli Atti dell'Accademia palermitana.

FRANCESCO CAMARDA (1824-1853). Patriota, studiò medicina nell'università di Palermo, ma non conseguì la laurea. Vissuto in una famiglia di nobili sentimenti liberali e patriottici, prese parte alle cospirazioni antiborboniche, che sfociarono poi nell'insurrezione del 12 gennaio 1848 e portarono alla costituzione del governo provvisorio con a capo Ruggero Settimo. Fu inviato con il grado di capitano delle milizie nazionali siciliane a rafforzare le difese di Catania, dove si distinse, il 6.4.1849, nell'aspra battaglia di via Etnea, nei pressi del convento del Carmine al bivio di Rinazzo. Le soverchianti forze borboniche ebbero la meglio sull' eroico comportamento suo e dei suoi compagni. Si tramanda che quando il suo drappello ebbe esaurito tutte le munizioni, due suoi compagni, Terranova e Sorrentino, spararono l'ultimo colpo di cannone con polvere di fucile e lanciarono contro i soldati una manciata di monete di rame. Dopo la restaurazione borbonica in Sicilia che si concluse con l'entrata a Palermo del generale Carlo Filangeri, principe di Satriano il 5 maggio 1849, Camarda fu arrestato e condannato al domicilio coatto a Polizzi Generosa e poi a Corleone.

PIETRO PIEDISCALZI (1825-1860). Patriota, dopo la fallita rivolta della Gancia, il 4 aprile 1860, si rifugiò nelle campagne circostanti Palermo, tenendo sempre viva tra le popolazioni la speranze di una nuova sollevazione. Si unì a Rosolino Pilo e a Giovanni Corrao, precursori dei Mille, e con essi si adoperò a facilitare l'avanzata di Garibaldi. Mori combattendo contro i Borboni, in contrada Lenzitti, presso Monreale, il 21 maggio 1860, senza aver potuto vedere l'ingresso di Garibaldi a Palermo.
GIORGIO MASI (1836-1905). Giurista, percorse una brillante carriera di magistrato giungendo al grado di presidente della Cassazione di Napoli e di primo presidente della Cassazione di Roma. Lasciò numerose opere di contenuto giuridico, tra le quali ricordiamo la più importante: Sulla pena di morte (1877).

BORGIA GIUSEPPE (1837-1915). Poeta popolare analfabeta, fu autore di versi notevoli.

GIUSEPPE MUSACCHIA, papas (1837-1910). Beneficiale della SS. Annunziata, pubblicò versi in greco e traduzioni di libri liturgici greci; rivendicò alla Matrice il collegio dei parroci, e scrisse fra l'altro una Monografia di Piana in lingua albanese pubblicata nelle celebri colonne del Fiamuri Arbërit, la rivista fondata e diretta da Girolamo De Rada. A parte i pochi errori di valutazione che si riscontrano (tale è il caso della presunta origine scutarina dei fondatori di Piana), si tratta di una testimonianza che contiene utili informazioni storiografiche, specie in quella parte in cui vengono descritte la società e l'economia pianiote.

GIORGIO COSTANTINI (1838-1916). Insegnante e storico, si formò nel Seminario greco-albanese di Palermo e nel 1905 pubblicò a Palermo i Sessanta giorni di storia dalla venuta di Rosolino Pilo in Sicilia alla presa di Palermo sulla partecipazione di Piana alla rivoluzione del 1860. Autore anche di componimenti poetici in albanese scrisse inoltre: Discorso inaugurale intorno al monumento innalzato a Giuseppe Garibaldi ... ; Cenni storici - Origine degli Albanesi; Monografia di Piana dei Greci Cenni della vita e delle opere di Padre Giorgio Guzzetta. Questi scritti raccolti in un volume sono stati pubblicati nel 2000 nelle collane di Biblos, la rivista della biblioteca comunale "G. Schirò". Rimangono ancora inediti: Duecento anni di storia sicula (1300- 1500); Trecento anni di storia- sicula (1016-1282); Zibaldone di notizie varie.

GIUSEPPE BENNICI (1841-1909). Soldato, aiutante di campo di Nino Bixio, seguace di Garibaldi ad Aspromonte, scrittore. Fra l'altro scrisse il poemetto L'ultimo dei trovatori arabi in Sicilia (1875), una Memoria documentata sul territorio di Piana (1874) ed un primo volume di Ricordi dell'ex galeotto n. 1603 (1896) che non fu seguito da altri.

SAVERIO MASI (1855-1910). Proveniente da famiglia di agiati proprietari terrieri conseguì la laurea in giurisprudenza a Pisa. Dedicatosi alla politica per due volte (1904 e 1909) fu eletto deputato nel collegio di Monreale. Fu anche consigliere del comune e della provincia di Palermo.


CRISTINA GENTILE (1856-1919).
Educata nel Collegio di Maria di Piana, fu cultrice dell'arte del ricamo e della lingua albanese. Raccolse varie novelline popolari tradotte in italiano e pubblicate nei Canti Tradizionali di Giuseppe Schirò senior, suo cugino.


NICOLA BARBATO (1856-1923). Alunno del Seminario greco-albanese di Palermo, si formò successivamente nei circoli culturali e politici, radicali e socialisti, della Palermo del tempo e fu uno dei massimi dirigenti del movimento politico-sindacale dei Fasci dei Lavoratori (1892-94). Laureatosi in medicina presso l'Università di Palermo si dedicò, nel clima positivistico allora imperante, allo studio della psichiatria sotto la guida del Pisani. I suoi Appunti sulla Psicologia delle paranoie, pubblicati sulla rivista del manicomio palermitano nel 1890, furono giudicati positivamente da Cesare Lombroso e da Enrico Morselli. Presto si avvicinò alla politica, collaborando col quotidiano di avanguardia L'isola, diretto a Palermo da Napoleone Colajanni. Tornato a Piana, come medico condotto, assieme alla componente scientista e positivista, maturò, nel quotidiano contatto con la miseria unito all'intensa opera di agitatore sociale, una spiccata componente apostolica che rimase sempre viva e operante lungo tutta la sua vita.
Arrestato insieme agli altri dirigenti dei Fasci, fu processato dal Tribunale militare di Palermo con l'accusa di "cospirazione contro i poteri dello Stato e di eccitamento alla guerra civile", e condannato a dodici anni di reclusione e a due anni di sorveglianza speciale. La sua celebre Autodifesa dinanzi ai giudici è ormai entrata nella storiografia socialista. Nelle successive elezioni del maggio 1895, mentre era ancora detenuto, fu candidato di protesta del partito socialista in numerosissimi collegi nazionali. Eletto nel V collegio di Milano e nel collegio di Cesena, la sua elezione fu annullata dalla Giunta della Camera. In ripetute elezioni, nel settembre dello stesso anno, fu eletto ancora una volta nei due collegi. Non avendo optato, fu assegnato per sorteggio al collegio di Cesena, nel V collegio di Milano rimasto libero, gli succedeva Filippo Turati, eletto per la prima volta alla Camera, Amnistiato nel 1896, tornò a dedicarsi con impegno alla riorganizzazione del partito in Sicilia, che nel 1897 abbandonava temporaneamente per recarsi volontario a Candia durante la guerra greco-turca. Rientrato in patria nel 1898, fu condannato ancora una volta per attività sovversiva. Nel settembre del 1900 fu eletto dal congresso di Roma membro della direzione nazionale del partito socialista. A partire dal 1903 si apri un difficile periodo della sua vita. Aspri contrasti con gli organi centrali del partito socialista e la perdita della numerosa clientela professionale lo spinsero ad emigrare, nel 1904, negli Stati Uniti. Stabilitosi prima a New York e poi a Philadelphia, rimase coerente con le sue convinzioni e, entrato in contatto con gli emigrati italiani anarchici e socialisti, divenne uno degli esponenti del movimento antireligioso. Nell'ottobre 1907 pubblicò in America il saggio Scienza e Fede. Rientrato in patria, Barbato tornò alla lotta politica partecipando alle vicende del congresso di Reggio Emilia del luglio 1912,. Nel 1913 il partito socialista italiano per marcare il distacco di De Felice Giuffrida dal socialismo rivoluzionario, portò il Barbato come proprio candidato nel collegio di Catania. Fu battuto ma gli elettori condannarono l'atteggiamento politico di De Felice Giuffrida con l'astensione in massa. Gli ultimi anni della vita di Barbato non offrono avvenimenti di rilievo, ad eccezione del suo ultimo rientro alla Camera, nelle elezioni del 1919, quale deputato del collegio di Bari. In occasione del congresso di Livorno, del gennaio 1921, al quale non partecipò personalmente, appoggiò la linea del vecchio Costantino Lazzari, cui indirizzò una lettera por criticare la frazione scissionista. Morì a Milano il 23 maggio 1923. L'orazione funebre fu fatta da Pietro Nenni. Ha lasciato numerosi scritti di carattere politico e un cospicuo numero di articoli pubblicati prevalentemente nella stampa socialista dell'epoca e ora raccolti nei volumi Nicola Barbato, Scritti, Comune di Piana degli Albanesi, Sciascia editore, Roma-Caltanissetta, 1996 e Nicola Barbato, Il socialismo possibile, ed. La Zisa, Palermo, 2000.

GIUSEPPE SCHIRÒ (1865-1927). È stato tra i più importanti rappresentanti della letteratura panalbanese del XIX secolo ed autore di numerose opere che hanno riscosso notevoli consensi di critica e di pubblico: Rapsodie Albanesi (1887), Milo e Haidhe (1889 - 1900 - 1907), Te Dheu i Huaj (1900 - 1940), Këthimi (1965). Non meno significative furono le indagini condotte nel campo delle tradizioni letterarie popolari: Canti sacri delle colonie albanesi di Sicilia (1907) e della monumentale opera dal titolo Canti tradizionali ed altri saggi delle colonie albanesi di Sicilia, (1927). Di particolare importanza, infine, sono gli studi nel campo della filologia letteraria e della dialettologia e del tutto eccezionali rimangono gli anni trascorsi a Napoli, dove incaricato quale primo docente di lingua e letteratura albanese presso l'allora prestigioso Istituto Regio Orientale, insegnò dal 1900 sino alla morte. In questa veste rilanciò presso gli ambienti culturali e politici italiani l'idea nazionale albanese e si fece promotore di iniziative editorial-pubblicistiche (Arbri i rii e Flamuri i Shqiperisë) nonché di sostegno politico-culturale come l'invito rivolto ad Ismail Qemal Vlora, l'artefice dell'indipendenza albanese, che raggiunse in visita ufficiale le comunità albanesi d'Italia, e prima fra tutte Piana degli Albanesi. A lui è dedicata la biblioteca comunale di Piana.

PAOLO SCHIRÒ, monsignore (1866-1941). Studiò nel Seminario greco-albanese di Palermo. Consacrato sacerdote nella cattedrale di San Demetrio l'8 maggio 1892, l'il febbraio 1904 ricevette dalla Santa Sede la nomina a vescovo degli Albanesi di Sicilia, e il 20 marzo dello stesso anno fu consacrato a Bitonto alla presenza di una numerosa rappresentanza di italo-albanesi e di albanesi d'Albania. Pubblicò, dal 1912 al 1915, Fiala e t'in Zoti (La Parola del Signore) un giornale religioso domenicale che i più grandi albanologi del tempo come Norbert Jokl, Geitie, Guys, Holger Pedersen accolsero con grande interesse scientifico. È noto soprattutto per aver scoperto fra i libri sconosciuti della Biblioteca Vaticana (dietro la lieve traccia della comunicazione del mons. Casasi a padre Giorgio Guzzetta risalente al 1740) e studiato il più antico libro stampato in albanese, il Messale di Gjon Buzuku (1555). Di questo importantissimo documento linguistico mons. Schirò lasciò uno studio inedito intitolato i testi biblici in lingua albanese di don Gjon Buzuku, messi in ordine, con traduzione letterale italiana e note. Di mons. Schirò rimane una grammatica incompleta e la traduzione della Liturgia di San Giovanni Crisostomo (1964).

NILO BORGIA, papas (1870-1942). Sacerdote di rito greco, bibliofilo, appena tredicenne entrò nell'Abbazia di Grottaferrata (Roma) dove fu ordinato sacerdote nel 1894. Si dedicò con passione agli studi letterari ed ecclesiastici, e, nel 1909, fu nominato bibliotecario dell'abbazia. Ricoprì anche l'incarico di ispettore bibliografico per i comuni di Marino, Rocca di Papa e Grottaferrata. Fondò nel 1921 l'Istituto religioso delle Figlie di Santa Macrina, con lo scopo di istruire ed educare le giovani delle colonie italo-albanesi. Nel 1930 riuscì a fondare nella stessa abbazia il primo laboratorio di restauro del libro in Italia e pose le basi della creazione dell'Istituto di patologia del libro, che sorse qualche anno dopo e che trovò in Alfonso Gallo l'organizzatore e il primo direttore. Lasciò molti scritti, prevalentemente di carattere storico, teologico, letterario e liturgico.

GIUSEPPE CAMALÒ (1871-1946). Avvocato e dirigente socialista, fu più volte consigliere comunale ed eletto sindaco di Piana dal 1914 al 1921. Fiero sostenitore della indipendenza d'Albania, ricoprì incarichi anche nel movimento cooperativo e associativo di ispirazione socialista. Schedato come socialista durante il fascismo, nel 1943 fu chiamato ancora per un anno dal Governo militare alleato ad essere sindaco di Piana.

GIORGIO LA PIANA (1878-1971). Teologo, studiò nel seminario di Monreale dove nel 1900 conseguì il diploma in teologia e divenne sacerdote. Nel 1904 insegnò nel collegio San Rocco di Palermo divenendone rettore negli anni 1909-13. Nel 1908 pubblicò a Roma il saggio Chiesa e Stato in Francia. Nel 1912 si laureò presso l'università di Palermo. Esponente del modernismo cattolico, nonostante la condanna del movimento da parte del papa Pio X, nel 1913 si recò negli Stati Uniti invitato dall'editore Ropes a collaborare alle riviste "Harward Theological Review" e "Review of Catholic Modernism". Nel 1922 tradusse in italiano la principale opera dello scrittore americano G. F. Moore, Storia delle religioni (Bari, 1924) in due volumi.. Dal 1926 al 1927 insegnò storia della chiesa nella Harvard University di Cambridge in Massachussetts. Si occupò di studi religiosi, storici e critici.

SEPA PETTA, papas (1882-1959). Alunno del Seminario greco-albanese di Palermo, nel 1907 ricevette il presbiterato da mons, Paolo Schirò. È rimasto nell'immaginario popolare per la sua dolcissima voce (dal 1943 era Protopsàltis cioè capocoro della Cattedrale) e soprattutto per essersi preso cura non solo della salute spirituale della sua gente ma anche di quella materiale con la fitoterapia. Dal 1916 al 1918, sotto le armi era addetto alla sanità nell'ospedale militare di Messina e qui conobbe Nicola Pende, dirigente dell'ospedale, che affermatosi come scienziato di fama mondiale invitò il Petta a raggiungerlo a Roma dove l'avrebbe aiutato a prendere la libera docenza in medicina e dove l'avrebbe nominato suo aiuto nella clinica per malattie tropicali. Ma papas Sepa rifiutò l'invito
per restare a Piana e insegnare con amore e competenza la fede, le tradizioni e la lingua degli avi.

GAETANO PETROTTA (1882-1952). Formatosi presso il Seminario greco-albanese di Palermo, dove compì i suoi primi passi nel campo dell'albanologia, papas Gaetano Petrotta si conquistò giovanissimo la fama di esperto conoscitore della lingua e della cultura albanesi, rivelando una particolare propensione verso gli studi storici della letteratura panalbanese e verso le connesse discipline filologiche. Tra i più convinti e tenaci sostenitori dell'albanesità in Sicilia, svolse un importante ruolo di animatore e di organizzatore delle attività culturali in seno alla costituenda Eparchia di Piana degli Albanesi eletta con decreto pontificio nel 1937, prima coadiuvando, come redattore, la rivista domenicale Fjala e t'Inzoti fondata da mons. Paolo Schirò e poi fondando la Rivista italo-albanese, che diresse insieme al fratello Rosolino, riscuotendo un plauso di approvazione da tutti i circoli culturali arbëreshë. Negli anni a cavaliere tra i secoli XIX e il XX, papas Gaetano Petrotta, avviò una serrata analisi filologica dei più antichi monumenti della lingua albanese, intervenendo con acuto e polemico atteggiamento critico sul dibattito allora in corso. Celebri rimangono il suo studio, A proposito di un catechismo albanese curato dal prof. Marchianò, nel quale delineava criteri filologici importanti che ancora oggi costituiscono la parte più consistente di questa disciplina applicata all'albanologia, e le sue approfondite analisi condotte sul celebre Messale di Gjon Buzuku (1555). Tra gli anni 1933 e 1934, papas Tani ricevette l'incarico di tenere corsi di Lingua e Letteratura albanese presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Palermo, incarico che egli mantenne sino alla morte. Le sue più importanti opere scientifiche vanno dall'insostituibile Popolo, lingua e letteratura albanese allo Svolgimento storico della letteratura albanese, dalla lunga teoria di contributi critici sparsi in numerosi e rinomati giornali specializzati dell'epoca alle decisive sintesi critico-biografiche dei più importanti letterati albanesi apparse nel contesto dell'imponente antologia letteraria pubblicata in Albania col titolo di Shkrimtarët Shqiptarë. Proprio nei riguardi dell'Albania, inserendosi nel solco dei rapporti italo-albanesi, papas Tani dedicò una parte cospicua della sua attività pastorale ed ecumenica, nonché scientifica e culturale. Grazie al suo impegno fu realizzata la lunga e prestigiosa serie di incontri ecumenici noti col nome di Settimane Orientali, vere e proprie traits d'unions tra l'Occidente e l'Oriente Cristiano, al cui epicentro furono poste le comunità albanesi d'ltalia nella loro duplice qualità di isole spirituali dell'antica e mai sopita spiritualità greco-bizantina e di comunità fedeli al cattolicesimo romano.

MARCO LA PIANA (1883-1958). Fratello di Giorgio, studiò presso l'Università di Palermo e sin da giovane concentrò la sua attività di ricerca alla indoeuropeistica, in generale, e alla linguistica storica albanese, in particolare. A questo complesso settore dell'albanologia La Piana dedicò i suoi più importanti studi, fra i quali:

Intorno al riflesso della vocale o lunga dell'indoeuropeo e del latino nell'albanese (1937.); Studi linguistici albanesi, voi. I, Prolegomeni allo studio della linguistica albanese, (1939); Studi linguistici albanesi. Varia. Sulle variazioni del gruppo dsvdv; I Dialetti siculo-albanesi Sic. Alh. Gërdhu e l'assimilazione in distans nell'albanese, (1949); Sul riecheggiamento delle liquide e delle nasali nell'albanese, in supplemento del Fiamuri (1952); A historical albanian-english dictionary Stuart E. Mann M. A. 1948, Puhlishedfor the british Council hv Longmans. Gre and Co. Ldt, London, (1957); Intorno ad un antico prefisso la- nella lingua albanese in Rivista Albania Nuova, (1957). I)i notevole rilievo per la storia della cultura albanese e della filologia albanese fu la scoperta del manoscritto della traduzione albanese del Catechismo di Luca Matranga che il La Piana pubblicò in edizione diplomatica con un ricco e prezioso apparato critico e note esplicative. (Il catechismo albanese di Luca Matranga (1592), estratto da "Roma e l'Oriente", Grottaferrata, 1912). Sono rimaste inedite le due opere forse più importanti:
Dizionario etimologico dell'albanese e la Grammatica storica dell'Albanese. I manoscritti sono custoditi presso la Biblioteca del Seminario greco-albanese di Piana degli Albanesi. Il La Piana ebbe una breve carriera accademica, quale collaboratore esterno della Cattedra di Lingua e Letteratura Albanese presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Palermo. In questa veste durante l'anno accademico 1951-52 il La Piana tenne un "corso libero" di supporto alla attività didattica ufficiale della Cattedra trattando il seguente tema: Gli elementi ario-europei nella morfologia albanese. Il La Piana non poté proseguire la sua attività didattica (era infatti, destinato a succedere al prof. Petrotta), a causa della morte che lo colpì a Palermo il 20 aprile 1958.

ROSOLINO PETROTTA (1894-1969). Compì gli studi giovanili presso il Seminario greco-albanese di Palermo sotto la prestigiosa guida di Giuseppe Schirò e del vescovo monsignor Paolo Schirò che lo avviarono a dedicarsi con convinzione alla conservazione del patrimonio culturale degli Albanesi di Sicilia. Pioniere e sostenitore dell'ecumenismo nonché dell'istituzione della "Eparchia sui iuris", assieme al fratello papas Gaetano, collaborò con diversi articoli al settimanale "Fjala e t'In Zoti" (1912-1915) e successivamente (1919) fondò "La Rassegna ItaloAlbanese", prestigiosa rivista, che se pur ebbe vita breve, s'impegnò a fondo nella difesa dei diritti e degli interessi della nazione albanese. Nel 1920 si laureò in medicina e nel 1922 pubblicò la "Guida Illustrata di Piana dei Greci" nell'ambito di una collana che raccoglieva le guide di tutte le comunità siculo-albanesi. Aderì al fascismo e da segretario permanente (1929) dell'Associazione Cattolica Italiana per l'Oriente Cristiano (ACIOC) diede vita alle Settimane Orientali (1930-1938) che furono un vero e proprio ponte tra l'Occidente e l'Oriente Cristiano. nella plurisecolare vertenza fra rito greco e rito latino nelle comunità albanesi di Sicilia, fu, fra i laici del suo tempo, la personalità che maggiormente si adoperò per la causa della conservazione dei riti orientali e per il raggiungimento, in favore delle popolazioni albanesi di Sicilia, della erezione dell'Eparchia (1937). Si recò, durante l'occupazione militare fascista (1939-1945), in Albania dove svolse anche il compito di direttore dell'Istituto Nazionale di Assistenza degli Italiani (INAI). Durante la sua permanenza in terra shkipetara difese strenuamente, prima e durante il conflitto mondiale, la causa dell'indipendenza e della libertà dell'Albania. Su invito, di Ernest Koliqi, ministro albanese della pubblica istruzione di quell'epoca, collaborò, nella qualità di esperto, all'antologia letteraria in due volumi pubblicata nel 1941 col titolo Shkrimtarët Shqiptarë (Scrittori Albanesi). Allo stesso periodo risale la preparazione di un'altra preziosissima pubblicazione sugli Albanesi di Sicilia. Quando l'Albania passò al comunismo, nel 1947, fu costretto a tornare in Italia. Nel 1947, fu il fondatore del "Centro Internazionale di Studi" di Palermo la cui attività culturale e organizzativa si distinse per la promozione e lo svolgimento di importanti convegni internazionali di cui furono regolarmente pubblicati gli atti. Rosolino Petrotta si distinse nel dopoguerra soprattutto come uomo politico. Eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana nelle fila della DC fu assessore alla Sanità per due legislature (1949-1959) e si produsse attivamente per procurare alle comunità albanesi e all'Eparchia notevoli risorse finanziarie con le quali furono realizzate importanti opere pubbliche (scuole, viadotti ecc..) e conferito un assetto funzionale agli edifici sacri. Sul piano istituzionale la riorganizzazione socio-sanitaria postbellica della Regione siciliana è legata al suo nome. Negli ultimi anni della sua vita, nell'ambito delle attività del Centro Internazionale, cominciò a pubblicare "L'Annuario", che, in un triennio di attività editoriale, divulgò fra tutti gli Albanesi della diaspora gli avvenimenti storici più rilevanti di tutte le colonie arbëreshe.

GIORGIO SCHIRÒ, papas (1907-1992). I momenti importanti della sua formazione corrispondono con i periodi trascorsi nel Seminario greco-albanese di Palermo, dove intraprese gli studi ginnasiali, e nel pontificio Collegio greco, dove compì gli studi filosofici e teologici, laureandosi in Sacra Teologia. Ordinato papas, dal 1929 al 1932 studiò all'Apollinare a Roma conseguendo il titolo di dottore in "Utroque Jure" (Diritto canonico ed ecclesiastico). Dal 1933 fu parroco a Malta per più di venti anni, prodigandosi nell'opera di ricostruzione della chiesa bizantina di La Valletta, distrutta dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale. Dal 1958, ritornato a Piana, ricoprì la carica di arciprete della cattedrale 5. Demetrio fino al 1980. Da questa data in poi si ritirò per dedicarsi ai suoi studi prediletti. Papas Gjergji occupa un ruolo importante nella storia della cultura arbëreshe. Sono opera sua le traduzioni in lingua delle edizioni integrali dei libri liturgici bizantini del Nuovo Testamento (Orologhion, Psaltirìon, Triodhion, Pentikostarion, Oktoihos, Eortologhion, Minea); di parti del Vecchio Testamento previste nelle celebrazioni vespertine delle grandi feste; di parti proprie della Liturgia di San Basilio e dall'Euchologion, i sacramenti del Battesimo, del Matrimonio e dell'Olio Santo secondo la prassi locale e ancora preghiere di benedizione e di liberazione.




TOMMASO Di SALVO (1914-1997).
Compì i suoi studi ginnasiali presso il prestigioso Seminario greco-albanese di Palermo e si laureò in Lettere presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Palermo con una tesi sull'opera linguistica di Demetrio Camarda. Allontanatosi da Piana, era già insegnante di ruolo nei licei a 25 anni e dal 1939 al 1943 insegnò nel liceo classico di Adria. Per le idee antifasciste fu trasferito e posto sotto sorveglianza a Reggio Calabria poco prima del crollo del regime. Dalla fine della guerra fino agli inizi degli anni sessanta insegnò italiano e latino a Ravenna. Trasferitosi a Firenze, fu prima insegnante in due licei e poi preside. Durante gli oltre trent'anni di vita fiorentina mise a frutto il suo talento didattico e le sterminate letture curando da prima alcune antologie di letteratura italiana e latina e pubblicando una monumentale summa antologica della cultura moderna (Temi e problemi della cultura d'oggi) che per anni ebbe una vasta eco anche fuori dalla scuola. Dallo studio intensissimo e da una didattica moderna scaturiranno poi i commenti alla Divina Commedia, ai Promessi sposi, al Mastro Don Gesualdo, al Fu Mattia Pascal, alla coscienza di Zeno e a numerose opere della letteratura moderna e contemporanea. La loro diffusione nelle scuole superiori e in molte università, anche straniere, fu immediata e capillare. Le sillabe del nome di Tommaso Di Salvo restano legate all'opera di educatore. A Ravenna rappresentò negli anni cinquanta, assieme agli affiliati al circolo Benedetto Croce che aveva contribuito a fondare, la concezione della vita e della storia del pensiero laico e liberale. I suoi riferimenti culturali erano il settimanale "Il Mondo" di Pannunzio e i periodici "Il Ponte" di Calamandrei, Tempo Presente" di Silone e Chiaromonte e "Nord e Sud" di Compagna. Dopo la diaspora del Partito d'azione l'interlocutore politico naturale, pur con qualche oscillazione, fu, fino alla sua scomparsa nel 1978, Ugo la Malfa. A sostegno della sua battaglia politica e culturale organizzò le conferenze del circolo Croce, in cui esponenti del pensiero laico italiani (Bobbio, CaloRero, Boneschi, Salvadori, Bauer, Piccardi) e stranieri (lo svizzero Bondy) o cattolico-liberale (Jemolo, Dorigo, Pistelli) andavano a spiegare la loro concezione della vita, della storia e della politica, e giornalisti di analogo orientamento (Segre, Pavolini, Garofalo, Scalfari, Pietra, Tosi) commentavano ciò che in quel momento era al centro dell'attenzione dell'Italia e del mondo. Altri ospiti erano storici (Garosci) ed economisti, ma anche critici d'arte e del costume (Dorfles. Elisabeth Borgese Mann) o un missionario laico come Dolci. Solo marginalmente e per dovere di informazione, si menziona il fatto che Tommaso Di Salvo ha contribuito notevolmente alla costituzione del patrimonio librario della biblioteca comunale "Giuseppe Schirò" di Piana, cedendo parte consistente e pregiata della sua ricca biblioteca.

*Supplemento a PALERMO, VI, giugno-agosto (2001).
**F. PETROTTA, Politica e mafia a Piana dei Greci 1..], La Zisa, Palermo, 2001, p. 26, n. 54.

Tratto da: Biblos, Servizio di informazione culturale e bibliografica della biblioteca comunale "G.Schirò" di Piana degli Albanesi (PA), Anno IX, nn.21-22 (2002)


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